Martino è un giovanissimo artista contemporaneo, contaminato – se vogliamo – da quello che si diffonde anche in Europa come Muralismo, movimento artistico affermatosi in Messico dopo la rivoluzione del 1910. Il suo repertorio, tuttavia, non vanta solo opere di pittura muraria. Martino dipinge anche su tela e – da circa un anno – “si dedica al suolo” con gessetti e carbone.  E’ stato passeggiando per Corso Vannucci a Perugia che ho avuto il piacere di conoscerlo. Era lì che creava. Seduto per terra. Con i suoi gessetti colorati. Proprio come raccontano queste immagini. Silente ed assorto, nobilitava qualche buon metro quadro di sampietrini sotto gli occhi affascinati ed incuriositi dei passanti. Quello che, molto probabilmente, starà facendo anche in questo preciso istante. Martino è un artista di strada che ha scelto di vivere di arte…  di portarla sui muri, per le strade, tra la gente. Più vicino alle persone…  dove assolve al suo nobile ufficio, lambendo le altrui coscienze.

Qual’è il senso della tua aderenza con l’arte e… quanto è determinante per la tua vita?  

Credo che il concetto di “senso” in genere,  sia un qualcosa che varia di aspetto e proporzioni man mano che ci si cala in una determinata realtà: cercarlo diventa, per tanto, parte integrante della propria vita… nonostante questo possa tradursi in un cancro mortale o in tante altre cose meno eclatanti.  Per un difetto personale forse, il senso che do al mio lavoro cambia volto un pò troppo spesso. Ad ogni modo, il significato primo, quello che non teme alcun giudizio o cambiamento, è la nuda e cruda voglia di esprimere il viscerale solletico dell’anima attraverso il disegno.  A cosa ami ispirarti quando crei? non posso dire che “amo ispirarmi all’essere umano”… anche se in gran parte delle mie creazioni il soggetto ricorrente resta per lo più quello. Ultimamente ho tentato di esprimere alcuni concetti (principi, sentimenti) raffigurandoli con sembianze umane . E’ questo, ad esempio, il caso di quadri come  ”Ti perdono”  o “Istinto e Pazienza” o ancora “Libertà e Volontà”. Le ispirazioni che vengono dalla vita tuttavia, sono segreti così semplici ed inesprimibili che svelarli sarebbe come provare ad addomesticare una coccinella.

Quanto può costare – in termini di rinunce e sacrifici  – essere un artista? e a te, a te cosa è costato?

Ognuno rinuncia e si sacrifica quando lo ritiene opportuno ed ogni esperienza porta ad esiti diversi. Forse, come in tutte le discipline, le scienze, le religioni ed i vizi, c’è chi si dedica all’arte senza freni e passa tutta la sua esistenza a sperimentare e ad andare “oltre”… scegliendo di trascurare tutto il resto. Questo è un pò un modo di sacrificarsi che accomuna diversi artisti contemporanei e del passato – alcuni dei quali sono considerati i migliori – . C’è anche chi, partendo dall’arte come da altre miriadi di attività umane, arriva a dedicarsi solo al conseguimento della fama e del denaro: non è forse un sacrificio anche questo? Io per ora non penso ai sacrifici perchè considero già innumerevoli i miei limiti i tutti gli ambiti; piuttosto mi piacciono molto gli equilibri che riescono ad avvicinare aspetti distanti e contrastanti della vita. Mi piacerebbe scovarli o costruirli… e so che per me questo sarebbe molto più difficile che rinunciare a tutto per l’arte.

Martino, ma che cos’è un artista?

Non penso di poterne spiegare il significato, ma ritengo che si insista molto sulla concezione romantica del “genio ispirato e dotato” in un periodo in cui il protagonismo, l’esibizionismo e la presunzione della notorietà, schiaccino antiche virtù insite negli uomini e rinnovabili per natura; questo non aiuta chi crea a conoscere sé stesso e ad essere creativo in modo spontaneo. Di sicuro è artista il nonno che cucina e il cane che corre veloce in un campo con l’erba alta.

Cosa porta un artista ad esulare un attimo da quel “principio di eternità che mitizza l’arte” per dedicarsi a delle realizzazioni che potremmo definire di “immediata e limitata fruibilità” come quella dei murales?

Le decorazioni murali possono resistere anche per molto tempo, perchè realizzate a spray, quindi con degli smalti resistenti alle intemperie, mentre sono effimeri i disegni con i gessi per la strada. Tuttavia mi è capitato di incontrare passanti a cui è rimasto impresso un determinato disegno e lo tengono custodito al tiepido della loro testa per tanto tempo. Il senso per me è proprio questo, regalare un’immagine a pochi ignoti che la prenderanno e la porteranno via come la prenderà la pioggia. In questo passaggio c’è una magia che non scorgo nelle eterne statue di bronzo. Si tratta semplicemente di un diverso modo di fare.

Hai fatto del tuo estro artistico una vera e propria professione per quanto ho capito, ma… di fatto, cosa cambia nel momento in cui una passione diventa anche una professione, un impegno per il proprio sostentamento? è sempre un bene?

Lavorare con l’arte figurativa può significare crearsi dei contatti, provare ad entrare in determinati circuiti più o meno grandi, fatti di gallerie ermetiche o spazi virtuali. C’è chi si dimostra un abile commerciante ancor prima di essere un valido artista. Per me quest’ultimo anno ha rappresentato un timido tentativo di vivere con l’arte e – non ritenendomi  bravo a vendere  -  è stata una scuola costante, attraverso la quale ho imparato a non svendermi… a non trattare con acquirenti di tutti i tipi. Per quanti riguarda i quadri, non è semplice attribuirgli un prezzo, ma provo a farlo non tenendo conto dei valori “di mercato”. Finora, ho trovato nell’arte di strada – a “offerta libera” – il modo più affine alle mie esigenze per vivere liberamente di arte, ma in questo caso ci sono limiti legati al meteo e alle stagioni. Comunque la strada mi ha fornito contatti importanti  ed incontri unici a livello umano. Rimane valido il discorso degli “equilibri da cercare” se si vuole preservare una certa coerenza e un certo gusto per il proprio lavoro. Niente è sempre un bene a mio avviso.

A quale costante filosofica riferisci nell’affrontare la tua vita?

Non c’ho mai pensato. Senza voler fare della retorica, mi piacerebbe riuscire a vivere con poco… non per dimostrare qualcosa a qualcuno, ma per essere semplicemente uomo come è giusto che sia.

Martino, hai un sogno di gloria? se si, ti va di condividerlo con noi?

No, ho tanti sogni, ma… rifiutano la gloria. Dico soltanto che vorrei lavorare con i bambini per creare insieme quello di cui solo loro sono capaci e provare a captarne almeno una piccola parte del geniale mistero.

Con quest’ultima domanda termina la mia intervista a Martino… che ringrazio vivamente per essersi così cortesemente prestato all’iniziativa, provvedendo a rispondere in modo ampio ed esaustivo. Chiunque intendesse contattarlo o approfondire il suo repertorio, può visitare il suo blog all’indirizzo http://martinopitture.blogspot.com

                                                                                                                                                                                              


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