In un’epoca dove l’unica industria che non conosce crisi è quella dello spettacolo, non c’è da stupirsi che i concorsi di bellezza nascano come funghi, sfornando miss di tutti i generi da destinare alle passerelle, nella migliore delle ipotesi, oppure al fagocitante tubo catodico che ce le ripropina in veste di veline, letterine, paperine, pupe e quant’altro.
L’importante è apparire, in barba a tutte le conquiste vetero femministe che vorrebbero le donne dotate anche di un minimo di materia grigia. Ogni concorso, ogni casting è buono per poter sfondare nel tanto ambito mondo televisivo. Perché ormai del cinema e della moda non interessa più niente a nessuno, roba  superata, troppo sofisticata e intellettuale.
Naturalmente prima si comincia e meglio è. Su queste basi sorgono le ormai note scuole per miss, tanto in voga nei paesi dell’America Latina, Venezuela e Argentina in testa, e anche i concorsi per bambine. In Italia ancora siamo fermi al fenomeno veline, ma altrove, soprattutto negli Stati Uniti, sono le bambine il target maggiormente coinvolto nell’industria dello spettacolo e dell’apparire in generale. Se conosciamo questo fenomeno è grazie al canale satellitare Discovery Real Time che da un anno circa trasmette le puntate di “Little Miss Perfect” e “Little Miss America”, ovvero un concentrato di cattivo gusto e rozzezza tipicamente americani, in cui bambine in tenera età, spesso prescolare, si confrontano come miss agguerrite per accaparrarsi il titolo di più bella.
I concorsi di bellezza fanno parte dell’identità americana dagli anni Venti, e sono stati aperti ai bambini negli anni Sessanta. Fatto inspiegabile per un paese così puritano e bigotto, che non permette di fumare per strada, tuttavia in costante ascesa e destinato ad approdare anche in Europa.
Il fenomeno dei concorsi per bambine negli Stati Uniti è diventato un vero e proprio business: circa 500 concorsi a cui partecipano più di 100 mila bambine. L’età media delle partecipanti è sempre più bassa, in Florida esiste addirittura un concorso per neonati. L’iscrizione costa dai 50 agli 800 dollari e per chi vince i premi possono arrivare fino a centinaia di migliaia di dollari. Viste le cifre in ballo è “naturale” che i genitori spendano delle vere e proprie fortune per i costumi, il trucco e parrucco delle loro figliolette pur di vederle con la corona in testa.
Purtroppo sono proprio i genitori, le madri su tutti, a spingere le figlie verso questa fiera degli orrori. Perché solo di orrori si può parlare, un po’ per l’innato cattivo gusto degli americani, un po’ per la sensazione, anzi la certezza, dell’infanzi rubata di queste bambine.
Non si può che restare inorriditi e sbigottiti di fronte a bambine di tre, quattro anni agghindate come bambole di porcellana o come sfrontate dive sexy, truccate pesantemente, con ciglia finte, abbronzature artificiali, gambe depilate, capelli cotonati e con le extentions, unghie laccate, tacchi alti, protesi dentarie per sopperiere alla caduta dei denti da latte, con il sorriso forzato e ammiccante d’innanzi ai giudici, capaci di ballare e sculettare come navigate professioniste di lap dance e come maliziose donnine civettuole.
Sembra impossibile che accadano cose del genere, che si protragga questo vilipendio all’infanzia, che certi genitori preferiscano per le loro innocenti creaturine un mondo così assurdo e votato alla superficialità piuttosto che lasciarle libere di vivere la propria faciullezza, di correre e giocare senza paura di sporcarsi l’abito, di insudiciarsi le mani e le ginocchia in giochi divertenti, di mangiare senza seguire diete, di saltare senza stare attente alle acconciature cotonate stile Barbie.
Eppure queste cose accadono, i concorsi sono pieni di madri fanatiche, invasate, obese e imbruttite dall’avanzare dell’età, che riscattano se stesse e le proprie aspirazioni spingendo le figliolette in un baratro che altro non può fare che destinarle all’infelicità e all’insoddisfazione. E i padri che fanno, dove sono? O si rivelano soggiogati dalle mogli, incapaci di reagire di fronte ad assurde scelte del genere, o si immedesimano anch’essi in questo turbinio di pailettes e lustrini battendo le mani e facendo il tifo per la loro principessa.
Il successo ad ogni costo, narrato ad esempio nella pellicola italiana degli anni Cinquanta “Bellissima”, con protagonista Anna Magnani, è un vortice senza ritorno, destinato spesso a sfuggire di mano e a prendere direzioni inaspettate.
E’ il caso, tristemente famoso in America e giunto fino a noi, di JonBenet Ramsey, reginetta di bellezza di sei anni, con diverse vittorie e apparizioni televisive all’attivo, trovata assassinata nella cantina della villa dei genitori a Boulden, in Colorado (il padre era un manager innformatico, la madre una ex Miss Virginia che aveva plasmato la figlia a sua immagine e somiglianza) nel Santo Stefano del 1996. La bambina fu trovata deceduta in cantina con braccia legate e nastro adesivo sulla bocca. L’autopsia rivelò una morte per strangolamento e segni di abusi sessuali.
Da allora c’è chi si oppone ai concorsi per baby miss, evidenziandone la crudeltà nei confronti delle bambine, costrette a estenuanti sedute preparatorie, prove, sfilate senza mai un po’ di gioco e sano riposo, e soprattutto l’appetibilità per le menti malate dei pedofili. I detrattori, giustamente, insistono sul fatto che la precoce sessualizzazione di queste inermi fanciulle è un attentato alla loro crescita fisica e psicologica, una forzatura difficile da gestire.


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