Dopo una lunga genesi, finalmente vede la luce la mostra dedicata a Marco Romano, scultore attivo fra la fine del Duecento ed i primi del Trecento fra Siena, Cremona e Venezia. Ad ospitare l’evento il Museo Civico Archeologico e della Collegiata di Casole d’Elsa (SI).

Correva l’anno 1999 quando l’Amministrazione Comunale di Casole d’Elsa (SI), dietro indicazione di Alessandro Bagnoli, curatore della mostra, decise di acquistare presso un antiquario fiorentino di Via Maggio una Testa di profeta che la Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici di Siena aveva segnalato come opera dell’autore del famosissimo Monumento di Messer Porrina ubicato nella Collegiata casolese. Da quel momento in poi, sulla scia degli approfonditi studi dello storico dell’arte Giovanni Previtali degli anni Settanta, l’attenzione su Marco Romano è andata incrementandosi, in virtù del fatto che, nonostante la breve carriera artistica, il maestro ha costituito un capitolo di rottura, un elemento di novità, rispetto ai canoni scultorei dell’epoca che vedevano in Giovanni Pisano il rappresentante più accreditato.
Ed è proprio sul paragone fra Marco Romano e Giovanni Pisano che intende insistere la mostra, focalizzando allo stesso tempo l’attenzione sull’influenza che le novità scultoree di Marco Romano hanno avuto sulla pittura coeva.
Un percorso interessante che, attraverso quaranta opere di pittura e scultura, alcuni inediti e capolavori giunti dall’Italia e dall’estero, presenta uno spaccato della cultura artistica senese fra Duecento e Trecento, poco prima dell’arrivo della ventata gotica d’Oltralpe, di cui Marco Romano probabimente aveva subito l’influenza nel corso dei suoi viaggi.
Marco Romano, accreditato con certezza come autore del San Simeone giacente (1318) nella chiesa di San Simeone Grande a Venezia e delle tre statue poste sulla facciata del Duomo di Cremona raffiguranti la Madonna col Bambino, Sant’Imerio e Sant’Omobono, è sicuramente, secondo gli studi di Giovanni Previtali autore anche del Monumento a Messer Porrina nella Collegiata di Casole d’Elsa che, chiunque abbia sfogliato un volume di storia dell’arte Medioevale, avrà sicuramente avuto modo di vedere, tanto è noto.
Legato alla potente famiglia ghibellina di casolesi Albertini, guidata da messer Porrina e dal fratello Ranieri vescovo di Cremona, il girovago scultore potrebbe avere avuto una fase di attività anche a Siena nel cantiere del Duomo (1285 – 1296), forse in competizione con Giovanni Pisano. Di questa esperienza ne sono testimonianza le sei sculture presenti all’interno dei portali del Duomo senese, di cui la mostra espone i calchi, raffiguranti teste maschili e femminili di una così forte impronta classica da farli assimilare come produzione ad un’epoca romana antica. Marco Romano frequentò con molta probabilità le grandi cattedrali d’Oltralpe all’epoca di Filippo il Bello e culturalmente era più aperto alle novità rispetto a Giovanni Pisano o agli artisti suoi contemporanei come dimostra ad esempio il Monumento funebre dedicato a Messer Porrina presente nella Collegiata di Casole d’Elsa e realizzato fra il 1308 e il 1309. L’impianto del monumento è piuttosto singolare rispetto all’edilizia funeraria del tempo in quanto è sostanzialmente un cenotafio, quindi senza un vano per ospitare il defunto, le cui figure manifestano tratti di estremo realismo, accentuati dalla decorazione del fondale e dalla policromia delle varie parti anatomiche.
Il tratto innovativo di Marco Romano è evidente nella raffigurazione del Cristo Crocifisso proveniente dal Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra della vicina Colle di Val d’Elsa, scultura che, rispetto al Crocifisso di Giovanni Pisano proveniente da Berlino in cui si esalta la forza dirompente, dinamica e drammatica d’impronta spirituale francescana, viene sottolineata una dolorosa passione accentuata dal rigore classico, viene esaltato il realismo della figura mediante una forte marcazione dell’arcata epigastrica e viene recuperata la capacità del tutto tondo, aspetto questo che consente di ammirare la figura da qualsiasi angolazione.
La capacità realistica nella rappresentazione delle figure da parte di Marco Romano è ben evidente nella Testa di Profeta in alabastro calcareo in cui la forza della rappresentazione è dovuta alla capacità dello scultore di riprodurre fedelmente lo stato di alterazione di una persona che sta predicando.
Anche il gruppo dell’Annunciazione proveniente dalla Basilica di San Marco di Venezia, attribuito allo scultore, manifesta una forte impronta naturalistica di cui ne sono esempio sia la pinguedine dei volti che la straordinaria rappresentazione delle mani.
L’intento della mostra è quello di inserire l’opera di Marco Romano all’interno del contesto storico fra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento ed è per questo che oltre a focalizzare l’attenzione sulle singole sculture dell’artista offre un interessante confronto fra le sue opere e quelle di artisti a lui contemporanei come gli scultori Gano di Fazio e Tino di Camaino, entrambe legati all’antinaturalismo ad una idealizzazione formale ma sensibili tuttavia agli echi della cultura gotica francese e ai nuovi sviluppi artistici, oppure pittori come il Maestro di Badia a Isola, alcuni seguaci della pittura duccesca e Simone Martini. Ed è proprio la Madonna con il Bambino di quest’ultimo, proveniente dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, a sottolineare come identici interessi culturali e anche una diretta conoscenza unissero Marco Romano e Simone Martini nella definizione di un classicismo gotico volto ad un tipo di figurazione di forte impronta naturalistica.

Marco Romano e il contesto artistico senese fra Duecento e Trecento.
Museo Civico Archeologico e della Collegiata
Casole d’Elsa – Siena
P.zza della Libertà, 5
Orario apertura Collegiata: tutti i giorni 9 – 12 / 16 – 20
Orario mostra: tutti i giorni 11 – 19
Biglietti: intero € 5, ridotto € 3
Info: 0577/948705
www.museocasole.it
www.museisenesi.it

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