Un suono che guarda lontano. Il grande circo rock delle Vibrazioni segna un’altra tappa del suo viaggio immaginifico. “Le strade del tempo” è un sogno rock fatto di emozioni nette, precise, che colpiscono dritte alla gola. Francesco Sàrcina ed i suoi sono gli attori di una musica che ribalta le cose della vita, che dà loro una traduzione surreale, una lettura da favola contemporanea, spingendosi nella fantasia fino ad un sorprendente altrove. Il rock negli anni ‘10? Sarà così: sogno, forza e colori. Le radici ‘70es? Robuste ma sottoterra, nel loro alveo naturale. È tempo di sciogliere le vele nel mare magnum del suono nuovo ed essenziale.
I testi non tradiscono una coerenza stilistica fatta di sentimenti nudi. Sensazioni raccontate con una semplicità sconcertante e per questo, dirette. L’amore muove tutto e per questo merita di essere sezionato e decodificato con le armi popolari della forma canzone. Secondo tema forte, il “naturale” che comprende l’iper-naturale (ambiente) ed il sovrannaturale (Dio, gli Dei).
“Le strade del tempo” è il nuovo album, il quarto dopo “Officine Meccaniche”, partorito dalla lucida follia di Francesco Sàrcina (voce e chitarra), Stefano Verderi (chitarra e piano), Alessandro Deidda (batteria e percussioni) e Emanuele Gardossi (basso), prodotto da Marco Trentacoste. Davide Rossi, già arrangiatore e orchestratore per i Coldpaly ha curato gli archi, sapore inusuale per i menu della band milanese, così come è originale l’intervento di Cecilia Chailly con la sinuosità della sua arpa (in “Le Sirene del mare” e “Come ieri”). Se si aggiunge l’apparizione furtiva del synth e del pianoforte si coglie il senso di una ricchezza che mai prima d’ora Le Vibrazioni avevano regalato al loro pubblico.
Un disco che fa ripensare, finalmente, al rock che arriva dovunque e che piace per il suo carico di diversità, per la sua ricerca della qualità, che ne ha fatto il genere rivoluzionario più amato e più popolare del secolo scorso. La melodia non smette di essere al centro del lavoro, un sentiero articolato che resta nell’orecchio senza banalità e senza la retorica a cui siamo spesso sottoposti. La voce di Francesco Sàrcina graffia lo stomaco e mantiene un’identità immediata: queste sono Le Vibrazioni, e non possono essere niente altro che Le Vibrazioni.
“Va così” è un inno alla ribellione. Un invito ad uscire dal torpore a cui ci condanna la monotonia della vita quotidiana: “lei sa come incantare il mondo”. La parola chiave è cambiamento. “Parlo col vento”. Che senso ha dialogare col vento? Molti non capiscono l’importanza di quel tocco di follia che ti permette anche di parlare con le cose che hai attorno. Molti rischiano di morire nel sonno o di restare vivi ma immobili. “Senza Indugio” parla di stelle, di cieli, di miracoli. La donna entra nel sogno, che è uno dei fili rossi che legano i mondi raccontati. La canzone è un viaggio fra sacro e profano. L’uomo è di fronte alla grandezza dell’universo e può rifletterne la magnificenza. I primi accordi di piano di “Respiro” lasciano sorpresi tanto sembrano alieni dall’identità di Sàrcina e soci. Una melodia dolce che scava nel passato. Una struttura musicale semplice che spinge in alto la forza della voce di Francesco, fra le più emozionanti in esecuzioni di questo tipo. Il brano, prima della sua uscita, è stato la colonna sonora della campagna pubblicitaria internazionale dei profumi Dsquared² HE WOOD e SHE WOOD, in Italia sulle reti Mediaset, ora in vendita in tutto il mondo. Un arpeggio ed ecco “E volar via”, forse la canzone più intimistica dell’album. La gente è sempre pronta ad additare chi è diverso dal sentire comune. Il testo è una condanna verso il pregiudizio. La sana follia invece è la premessa alla genialità. “Le strade del tempo” riporta le Vibrazioni a pescare nella loro enciclopedia musicale in equilibrio costante fra ‘70 e contemporanei. “Le strade del tempo” ci hanno portato al collasso. Solo gli animi luminosi saranno in grado di sopravvivere in questa epoca buia per dar vita ad una nuova coscienza. “Oggi no” parla dei ruoli che ognuno di noi gioca nella sua vita. Nella moltitudine è sempre più difficile mantenere il compito che la vita stessa ci affida: l’equilibrio precario è una costante. “Le sirene del mare” è l’Odissea. Francesco Sàrcina veste i panni di Ulisse del nuovo millennio e parte per il più lungo e pericoloso del viaggi. “Malie” è una poesia che nasce dalla meditazione. Le radici tengono le persone ben salde al terreno mentre il pensiero eleva verso l’assoluto. La nostra cultura europea ci tiene fermi ad un passato prezioso ma pesante che spesso è un ingombro. Le vite passate a cui attingiamo possono essere una zavorra. La meditazione distacca dalle radici ed allo stesso tempo le radici si rinsaldano grazie alla meditazione sulle proprie scelte. L’ossessione di vivere lascia estasiati. “Ridono gli Dei”. L’uomo e la mancanza di rispetto verso i simboli ed i luoghi della natura. Il mare, la montagna, la tempesta, il soprannaturale: l’uomo con il passare dei secoli ha diminuito la sua capacità di interagire con il mondo. “Come ieri” racconta di quanto poco coraggio di cambiare abbia la gente. Tutti ripetono gli stessi gesti, le stesse abitudini, gli stessi errori, così il nostro oggi è uguale sempre al nostro ieri.
Le Vibrazioni non hanno timore dell’evoluzione. La loro identità non è discutibile e la loro capacità di tradurre in melodia godibile il nuovo rock li mette al riparo da incomprensioni. “Le strade del tempo” sono le strade di questo tempo, del nostro vivere quotidiano, dei nostri amori e delle nostre ansie, delle nostre menti, che mai come oggi hanno bisogno di stimolo, anno bisogno di rock, hanno bisogno di vibrare.
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