Ci si avvicina all’82esima edizione della cerimonia di premiazione degli Oscar, che si terrà al Kodak Theatre di Los Angeles il 7 marzo.
A tutti coloro che amano il cinema, che lo considerano una cosa seria (e lo è, anche a livello universitario e non solo), fa un po’ tristezza, o quanto meno lascia senz’altro perplessi, che si parli di quote-scommessa relativamente ai film che corrono per gli Oscar. Ma oramai si scommette su tutto, e tutto fa business; quindi, prendiamocela… ma non troppo.
Per la cronaca, “Avatar” è dato dalla SNAI a 1,90; nettamente favorito nella corsa all’Oscar per la categoria più importante, quella del “miglior film”. La cosa non sorprende, perché gli Oscar sono schizofrenici ed autoreferenziali. Schizofrenici, in quanto capaci da sempre di premiare fior di sciocchezze nelle numerose categorie di film in lingua inglese (da “Rocky” a “Titanic”, da “Marty, vita di un timido” a “Il signore degli anelli”, solo per fare pochi esempi di film che non sarebbero stati neanche presi in considerazione a Cannes o Venezia, e che fanno sganasciare dalle risate la critica e gli addetti ai lavori), mentre – al contempo – sono stati in grado di premiare autentici capolavori nella categoria “miglior film in lingua straniera” (da “Sciuscià” a “Ladri di biciclette”, da “Un uomo, una donna” a “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, da “Il fascino discreto della borghesia” a “Effetto notte”, anche qui solo per fare pochi esempi). Autoreferenziali, perché i premi ai film statunitensi più sciocchi (ma anche più potenti, perché prodotti dalle grandi majors) sono soltanto grosse promozioni pubblicitarie mondiali, a costo zero, che promuovono come nient’altro al mondo un prodotto che, guarda un po’ il caso, è sempre tra i più recenti, sempre nelle sale al momento della consegna delle statuette. I film che concorrono ad un’edizione, devono essere usciti negli States nel precedente anno solare; ma quelli premiati sono quasi sempre quelli usciti nelle ultime settimane utili, e – come detto – sono quasi sempre presenti nelle sale dei cinque continenti al momento della consegna delle statuette!
Chi ama veramente il cinema (e, permettetemi di dirlo, anche chi ne capisce qualcosa) sa bene che la differenza qualitativa che passa tra i film che vincono i festival (Cannes, Venezia, Berlino, San Sebastian, Mosca, Locarno, Montreal, etc.) e quelli che vincono l’Oscar, è la stessa che nel calcio italico passa tra l’Inter e la Sambenedettese.
Il cinema è una cosa seria, molto più di quello che taluni pensano. Si studia nelle università, è entrato prepotentemente nelle arti e nella cultura ai massimi livelli; la trasmissione del sapere, che per millenni si è fondata prima sulla trasmissione orale, poi su quella scritta, oramai avviene prevalentemente per immagini, con il cinema nettamente dinanzi alla televisione (anche perché il cinema propone prodotti universali, mentre la tv ne propone di nazionali e locali; inoltre, il cinema è parte fondante della tv, mentre la tv non entra al cinema), inseguiti dalla sempre più potente rete internet, in corsia di sorpasso ai danni della televisione.
Prepariamoci a vedere i giocatori alle prese con il controllo delle schedine delle scommesse sugli Oscar, in preda ad un tifo scatenato non rivolto ai film, agli attori ed ai registi, ma diretta alla pur legittima aspettativa di vincere dei soldi; e – soprattutto – prepariamoci al consueto scempio kitsch dei film che saranno premiati. Il tutto, in attesa che Alvaro Vitali si aggiudichi un Oscar alla carriera; non dovrebbe apparire poi così strano, leggendo il risibile albo d’oro delle statuette hollywoodiane.
Anche alla fine di questa edizione degli Oscar, ognuno avrà quel che si merita. Le masse avranno i film premiati a Los Angeles; i cultori della cinefilia più intelligente e raffinata, continueranno a prediligere i film premiati ad un passo dal mare che bagna Cannes e Venezia. Peccato che queste ultime pellicole non incasseranno neanche un centesimo di quel che incassano i prodotti industriali “made in USA”. Già, prodotti industriali; non arte e cultura! Ci sono registi e produttori che si siedono intorno ad un tavolo per creare idiozie, derise da loro stessi per primi, al fine di fare un mare di soldi; ci sono altri, più onesti, più capaci, magari anche più idealisti, che intorno a quel tavolo ci mettono il cervello e l’anima, pur consapevoli del fatto che così facendo non diventeranno ricchissimi.
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